Si chiama Graziella Carbone e viene da Trescore Balneario: è lei che, con le sue sorpresine, ha fatto sognare milioni di italiani.
Ormai tutti la chiamano la “signora delle Sorpresine”: da trent’anni a questa parte ha fatto divertire milioni di famiglie italiane con le creazioni ideate per la Mulino Bianco. Dietro le gommine colorate a forma di crostatina, i giochi di carta e i più recenti gadget ispirati ai personaggi di Shrek e Spirit, ci sono il suo ingegno e la sua creatività. Per incontrarla bisogna raggiungere la sua grande casa–agriturismo, nascosta sotto l’ombra di un maestoso acero rosso a Trescore. Lì vive con il marito Giulio, una moltitudine di gatti di ogni colore e un’enorme collezione di sorpresine che incuriosisce anche i turisti diretti alle terme o ai luoghi legati a Lorenzo Lotto.
Per raccontare la storia di Graziella Carbone bisogna fare un salto indietro di almeno 40 anni, a quando le aziende italiane iniziavano appena a esplorare il mondo delle promozioni. L’idea di inserire un piccolo omaggio dentro una confezione di biscotti o accanto a un detersivo era allora qualcosa che si vedeva solo all’estero, nelle grandi agenzie di marketing di New York.
Nel 1978 Barilla, la storica azienda della pasta, introdusse una nuova linea di biscotti e merendine, dando vita al mondo del Mulino Bianco: una sorta di Valle Felice immaginaria, accompagnata anche da una raccolta punti dedicata ai “Cocci”. Milioni di famiglie italiane si lasciarono conquistare dall’idea che quel mulino con la ruota e il tetto colorato potesse davvero esistere da qualche parte, e non soltanto negli spot o sulle confezioni. Si misero così a collezionare punti su punti per ottenere tovagliette, ciotole e terracotte decorate con rondini, casette del mugnaio e paesaggi sereni. Era un periodo in cui nelle case non c’era ancora tutto, ma si iniziava a desiderare di avere anche ciò che non era indispensabile.
Negli anni ’80 l’azienda decise di adottare anche in Italia l’idea di inserire un piccolo regalo insieme a crostatine, tegolini e brioche di ogni tipo. Si puntò su oggetti semplici, divertenti e accessibili, pensati per intrattenere i bambini ma anche le loro famiglie. Fu proprio in quel periodo che il percorso di Graziella Carbone si intrecciò con quello della Mulino Bianco e, indirettamente, con la vita di milioni di famiglie italiane. Dalla sua fantasia nacquero infatti le celebri “Sorpresine” che hanno accompagnato diverse generazioni di bambini.
«Ho fatto un calcolo» racconta lei, divertita dalle sue stesse invenzioni, «se mettessi in fila tutte le scatoline di fiammiferi che contenevano le Sorpresine del Mulino, potrei fare il giro del mondo una volta e mezzo». Tanto è vasta l’immaginazione di Graziella, cresciuta fin da giovane tra le aziende di giocattoli degli zii, la passione per la pittura e un valido diploma di corrispondente estera al Savoia. Il suo amore per l’arte e la sua innata creatività si sono uniti a una notevole abilità pratica e manageriale. Curiosa del nuovo, ha portato nel mondo delle promozioni italiane molte delle idee che si stavano affermando oltreoceano.
Negli anni Ottanta la carriera di Graziella si intreccia con la nuova intuizione di Barilla: sviluppare prodotti per la colazione e la merenda, continuando il percorso avviato nel 1978 con la raccolta punti dei celebri “Cocci” della Mulino Bianco. L’azienda desidera creare piccoli gadget per le famiglie. «La richiesta era quella di ideare qualcosa che permettesse a genitori e bambini di sedersi insieme a un tavolo e divertirsi – racconta Graziella -: un oggetto semplice, facile da realizzare e poco costoso».
Nasce così la scatolina di fiammiferi, un elemento tipico delle cucine dell’epoca — quando i fornelli non si accendevano automaticamente e si usavano ancora i fiammiferi — decorata con il logo del Mulino, il tetto rosso e la grande ruota ad acqua.
«Le prime Sorpresine» spiega Graziella «erano tutte di carta: giochi di logica, disegni da colorare, puntini da unire, piccoli percorsi in stile gioco dell’oca. Idee semplici ma capaci di divertire i bambini e chi stava con loro. Oggi quelle primissime Sorpresine sono diventate dei veri pezzi da collezione: erano fragili e pochi esemplari sono sopravvissuti».
«Mi occupavo delle Sorpresine in ogni fase – racconta -: dall’idea iniziale allo studio di fattibilità, dal calcolo dei costi fino alla ricerca delle persone che potessero aiutarmi a realizzarle».
Dopo i primi giochi di carta si passò a gadget più strutturati: piccoli giochi adatti ai bambini e gomme modellate sui vari prodotti della linea. «Alla fine ho progettato circa 650 oggetti – prosegue -: arrivavamo a produrre 4 milioni di pezzi alla settimana. Parliamo di 70-80 milioni di Sorpresine all’anno, con picchi fino a 140 milioni».
A trasformare le sue idee in realtà non era solo lei: a collaborare c’erano anche molte famiglie delle valli lombarde, soprattutto della Bergamasca. «C’erano una quarantina di gruppi di confezionamento: vere e proprie microaziende familiari, con tanto di partita Iva» ricorda Graziella.
Felice, il Piccolo Mugnaio innamorato della Bella Clementina (personaggi nati dalla matita di Grazia Nidasio), le merendine dedicate ai Mondiali di Italia ’90 e, più recentemente, le promozioni come Libromania, Shrek, Spirit, Sinbad, Creascuola, Creacolora e Creatimbri: Graziella trae ispirazione da fiabe e racconti, che alimentano la fantasia con cui dà vita ai suoi giochi.
Oggi Graziella fa altro nella vita, ma il Mulino Bianco resta sempre nel suo cuore, anche perché negli ultimi anni è nato un vero e proprio movimento di collezionisti attorno alle sorpresine.
«Tutto è cominciato con un gruppo nato spontaneamente su Facebook, formato da adulti che ricordavano l’emozione di aprire la confezione delle merendine per scoprire quale Sorpresina ci fosse dentro: in poco tempo ha raccolto centinaia di migliaia di “Mi piace”», racconta Graziella. «L’azienda ha quindi deciso di organizzare eventi per permettere agli appassionati di incontrarsi» prosegue. «A Chiusdino, in provincia di Siena, dove si trova il mulino che ha ispirato la Valle Felice, nel giugno 2010 si è riunito per la prima volta una gruppo di collezionisti. Una volta aperte le iscrizioni, nel giro di pochi minuti avevamo già superato il numero massimo previsto», ricorda divertita Graziella.
Nel frattempo, con l’aiuto di un team di giovani, sono nate le iSorpresine: i celebri regalini sono approdati su iPhone e iPad, per coinvolgere anche la generazione 2.0. Insomma, la storia va avanti: da qualche parte a Trescore, sotto l’ombra di un grande acero rosso, Graziella continua a scrivere, regalando piccole gioie a bambini e famiglie.
Fonte: Le sorpresine del Mulino Bianco? Le ha inventate una bergamasca – L’Eco di Bergamo.
C’è un designer tedesco che da 30 anni svolge uno dei lavori più curiosi al mondo: inventare nuove sorprese da inserire negli ovetti Kinder. Si tratta di Uwe Grünewald, nato a Francoforte nel 1966, che da oltre trent’anni guida il team professionale responsabile di ideare e realizzare le famose sorpresine contenute nell’ovetto di cioccolato più celebre al mondo.
In questi mesi Uwe celebra i suoi 30 anni di lavoro in Ferrero: divide il suo tempo tra la Germania e l’Italia, le due sedi operative del marchio Kinder, un ramo dell’azienda di Alba (Cuneo) creato alla fine degli anni Sessanta per soddisfare i gusti dei bambini. Proprio lo scorso anno, il prodotto simbolo di questa brillante intuizione, l’ovetto di cioccolato al latte con sorpresa, ha festeggiato i suoi primi 50 anni, piú metà dei quali sotto la guida di Grünewald, responsabile della parte “non commestibile” del prodotto.
L’idea dell’ovetto fu semplice ma brillante: venne concepita all’inizio degli anni Settanta da un dirigente dell’azienda, William Salice. In un’epoca in cui il tenore di vita era più basso e i negozi di giocattoli con offerte accessibili erano pochi, si cercava un modo per non deludere i bambini più piccoli. Così si decise di inserire un elemento ludico in un momento quotidiano come la merenda. Il successo dell’ovetto dipendeva fin dall’inizio dalla presenza di un adulto, necessario sia per aiutare il bambino ad aprire l’involucro di plastica, troppo difficile da aprire da solo, sia per assemblare la sorpresa contenuta all’interno. In questo modo, il gioco, la sorpresa e il piacere del cioccolato diventavano un’esperienza da condividere insieme in famiglia.
All’inizio, le sorprese da inserire nell’uovo al latte venivano disegnate su un semplice foglio di carta, per poi prendere forma in prototipi realizzati a mano. Anche il colore dell’involucro di plastica – quel giallo che richiama il tuorlo dell’uovo vero – non fu scelto a caso, ma dopo numerose sperimentazioni. Oggi, come racconta spesso lo stesso Grünewald nei suoi incontri con studenti di design in tutto il mondo, la progettazione di ogni piccolo oggetto avviene tramite programmi al computer. Oltre alla creatività, la vera sfida consiste nel riuscire a racchiudere il gioco all’interno dell’involucro di plastica, trovando soluzioni sempre innovative per sorprendere i più piccoli. Ogni anno vengono ideati circa 200 nuovi giochi, per un totale di circa 10.000 sorprese create e vendute in 50 anni.
Il team guidato da Uwe Grünewald affronta ogni volta una sfida diversa: 12 persone dedicate alla creazione delle sorpresine, curando con attenzione il montaggio, le dimensioni e i gusti dei bambini. Un lavoro serio e fondamentale, anche se alla base c’è “solo un gioco”. La popolarità mondiale della Kinder e il valore elevato che alcune sorprese raggiungono nei mercati dei collezionisti, con prezzi che possono arrivare a migliaia di euro, ne sono una chiara testimonianza.
Fonte: Il papà delle sorpresine negli ovetti di cioccolata – Sale & Pepe.
Probabilmente non tutti sono a conoscenza che i celebri Ovetti Kinder non sono ammessi negli Stati Uniti. I deliziosi ovetti di cioccolato al latte creati dalla Ferrero non sono graditi oltreoceano, dove esiste un vero e proprio divieto che ne vieta la vendita. Naturalmente, negli Stati Uniti è vietato anche importare clandestinamente questi prodotti; è proprio per questo che nei supermercati americani non si vedono i nostri amatissimi e deliziosi Ovetti Kinder italiani. Vediamo allora perché esiste questo divieto.
Chi non ricorda quante volte, da piccoli (e magari anche da grandi), abbiamo convinto genitori, zii o nonni a comprarci un Ovetto Kinder mentre si era in fila alla cassa del supermercato? Era lì ad attirarci con il suo irresistibile richiamo. Il sapore del suo cioccolato era indimenticabile, ma ancora più emozionante era scoprire la sorpresa nascosta al suo interno.
Esiste però un Paese in cui questi squisiti ovetti di cioccolato al latte non sono consentiti: gli Stati Uniti d’America. Negli USA, infatti, è impossibile trovare i nostri adorati Ovetti Kinder, in nessun negozio e sotto nessuna forma. Ma vi siete mai chiesti il motivo?
La ragione per cui gli Ovetti Kinder sono vietati in America è che, secondo le autorità statunitensi, rappresentano un rischio per la sicurezza dei bambini. Il Kinder Sorpresa è proibito negli Stati Uniti a causa di una legge federale molto datata, risalente addirittura al 1938, quando il presidente Franklin Delano Roosevelt legalizzava il consumo di whiskey, ma allo stesso tempo vietava la vendita di alimenti contenenti elementi non commestibili o oggetti privi di valore nutrizionale. A oltre ottant’anni di distanza, quella stessa normativa impedisce alla Ferrero di esportare il classico Kinder Sorpresa, composto da un guscio di cioccolato edibile e da una sorpresa racchiusa in un contenitore di plastica.
Questa è una delle cose che i bambini americani ci invidiano di più, anche perché per gustare un Kinder Sorpresa devono necessariamente viaggiare in Europa, soprattutto in Paesi come Italia e Germania. Negli Stati Uniti, infatti, non solo è vietato venderlo o acquistarlo, ma è proibito anche portarlo con sé come souvenir in valigia o spedirlo per posta. Le autorità doganali hanno confiscato migliaia di ovetti introdotti illegalmente, che purtroppo non raggiungeranno mai chi li aspettava con entusiasmo.
Negli ultimi anni, Ferrero ha cercato di trovare una soluzione a questo divieto, introducendo sul mercato statunitense il Kinder Joy come alternativa al Kinder Sorpresa. Questo prodotto, è composto da due metà di plastica: una contiene crema al latte e cioccolato con croccanti palline ai cereali, l’altra ospita una sorpresa visibile dall’esterno. Un’idea che si avvicina, ma che non può davvero sostituire il classico Ovetto Kinder, che per ora rimane fuori dalla portata dei bambini americani, salvo un cambiamento di legge. A tal proposito, nel 2011 Leslie Dannelly ha lanciato la campagna “Free the Egg” (Libera l’uovo), con l’obiettivo di raccogliere firme per legalizzare lo snack di cioccolato più amato dai più piccoli.
In definitiva, agli americani è stata negata una golosità davvero unica e creativa, ormai diventata un’icona tra i prodotti dolciari europei. Tuttavia, questa situazione solleva anche una questione etica: è più giusto tutelare la sicurezza dei bambini in modo assoluto, oppure lasciare spazio anche al piacere di una merenda al cioccolato tanto amata?
Fonte: Perchè in America è vietato l’Ovetto Kinder? – Dave’s American Food.
Nel dicembre 2012, Brandon Loo e Christopher Sweeney, due americani di Seattle, sono stati fermati al confine mentre rientravano a casa dopo una vacanza in Canada. I rigidi agenti della US Customs and Border Protection, incaricati di difendere gli Stati Uniti da minacce come terrorismo, traffico di droga, armi e coltivatori di marijuana provenienti da fuori confine, hanno scoperto nel loro bagaglio qualcosa di davvero sorprendente: ben 6 ovetti Kinder.
I due non erano al corrente che i Kinder Sorpresa sono venduti liberamente in Canada fin dal 1975, ma negli Stati Uniti sono considerati estremamente pericolosi per i bambini. Secondo una legge risalente al 1938 (il Federal Food, Drug and Cosmetic Act), combinare un alimento (come il cioccolato) con un oggetto non alimentare (la sorpresa) rappresenta un “rischio di soffocamento” per i più piccoli. Sul sito dell’agenzia delle dogane americana, questi pericolosi ovetti vengono descritti nel dettaglio come “uova di cioccolato al latte, vuote all’interno e della dimensione di un uovo di gallina, avvolte in carta stagnola colorata e contenenti un giocattolo racchiuso in una capsula di plastica ovoidale”.
Nonostante popcorn e hot dog siano considerati molto più pericolosi rispetto agli ovetti della Ferrero, ogni anno decine di migliaia di Kinder Sorpresa vengono confiscati dagli scrupolosi doganieri. Solo nel 2010, secondo Global TV, le autorità statunitensi sono riuscite a bloccare ben 25.000 ovetti, mentre nel 2011, secondo la televisione pubblica canadese CBC, sono riusciti a sequestrarne addirittura 60.000 nascosti in valigie, pacchi e bagagliai di automobili, con multe che possono arrivare fino a 150 milioni di dollari, ovvero circa 2.500 dollari per ogni ovetto.
Non è chiaro cosa succeda a questa enorme quantità di uova di cioccolato ed ai giocattoli al loro interno una volta sequestrati. Quello che invece si sa con certezza è quanto è successo pochi giorni prima di questo episodio in una scuola di Newtown, dove 20 bambini del Connecticut, in quella che é diventata tristemente famosa come la strage di Sandy Hook, sono stati vittime di altri oggetti — non commestibili — che, a differenza degli ovetti, vengono venduti legalmente e senza problemi in un Paese che sostiene di proteggere i bambini concentrandosi però solo sugli ovetti con sorpresa.
Fonte: Kinder Sorpresa banditi in Usa. Ora i bambini sono al sicuro – Il Fatto Quotidiano.
I Pan di Stelle sono tra i biscotti più iconici e apprezzati degli ultimi 46 anni. Oltre ad avere un gusto delizioso, si distinguono per il loro aspetto unico: sulla superficie spiccano 11 stelline di zucchero. Ma come mai proprio questo numero?
Che sia davanti a un bel film, al mattino appena svegli, nei momenti di noia o nel pomeriggio per placare un languorino… i Pan di Stelle sono sempre la compagnia perfetta. Croccanti, profumati, dal sapore intenso di cacao e nocciole, questi biscotti “magici” conquistano da sempre il nostro cuore (e il palato).
Chi non è mai rimasto incantato dalle loro splendide pubblicità? Vi ricordate lo spot con quella bambina che volava tra le stelle con un ombrello? Sembrava una vera magia, e la sua realizzazione lasciava davvero senza parole. I Pan di Stelle sono senza dubbio i biscotti più amati e richiesti del marchio Mulino Bianco, al punto da diventare un brand a sé stante. A confermarlo, c’è l’ampia gamma di prodotti a loro dedicati : soffici merendine, mooncakes con un cuore morbido di cioccolato, barrette, torte, cereali e, per non farci mancare nulla, anche il gelato! Tutte queste prelibatezze a base di cacao, decorate con le immancabili stelline, sono ormai diventate un classico nelle nostre cucine.
Ciò che rende davvero speciale l’aspetto dei Pan di Stelle sono senza dubbio le stelline di zucchero che decorano la superficie dei biscotti. All’inizio erano 8, ma oggi sono diventate 11; perché proprio questo numero? Molti si chiedono e discutono online: “Perché i Pan di Stelle hanno 11 stelle?” La risposta esatta resta un mistero. Nonostante le numerose richieste e curiosità espresse dai fan più appassionati sulla pagina Facebook ufficiale, il marchio ha scelto di mantenere segreto il motivo.
Sul web circolano molte teorie su quale possa essere il vero motivo dietro la scelta delle 11 stelline. C’è chi sostiene che dipenda semplicemente dalla forma degli stampini, chi invece crede ci sia una sorta di significato filosofico dietro, e chi ancora pensa che più stelle ci sono, più il biscotto risulti attraente e quindi… più invitante! Per alcuni, i Pan di Stelle sono biscotti frollini comuni come tanti altri, e l’unico elemento che li distingue davvero sono proprio quelle stelline di zucchero. Sarà quindi solo una strategia di marketing?
Le supposizioni però non finiscono qui! C’è chi crede, e potrebbe essere una spiegazione convincente, che i Pan di Stelle abbiano 11 stelline perché il loro nome è formato da 11 lettere; altri invece ipotizzano che il numero delle stelle possa richiamare una costellazione con 11 stelle, come quella della fenice, per esempio. Infine, la spiegazione più diffusa e semplice è che 11 stelle siano perfette per coprire in modo armonioso la superficie del biscotto, con alcune stelle grandi e altre più piccole per creare una distribuzione equilibrata e ordinata.
Alcuni, invece, si spingono più nel dettaglio parlando sempre di costellazioni. Secondo questa teoria, le 11 stelle presenti sul biscotto — di cui 3 più piccole e 8 più grandi — rappresenterebbero il Gran Carro (parte della costellazione dell’Orsa Maggiore) e il Piccolo Carro (parte della costellazione dell’Orsa Minore). Tuttavia, questa ipotesi è facilmente confutabile, dato che entrambi questi gruppi di stelle sono composti da 7 stelle ciascuno, per un totale di 14 stelle, quindi non corrispondenti alle 11 presenti sui biscotti.
Da tutte queste teorie emerge chiaramente che le possibili ragioni dietro le 11 stelline di zucchero sui Pan di Stelle sono molteplici, ma quale sarà quella reale? Riusciremo mai a scoprirlo? Nel frattempo, non ci resta che gustarci un bel bicchiere di latte accompagnato dai nostri biscotti preferiti — naturalmente, solo Pan di Stelle!
Fonte: Sai perché i Pan di Stelle hanno 11 stelle? – Roba da donne.
Avete mai pensato al motivo per cui i contenitori delle sorprese negli ovetti Kinder sono di colore giallo? Noi lo abbiamo appena scoperto e vogliamo raccontarvelo!.
Il Kinder Sorpresa, conosciuto soprattutto come ovetto Kinder, è uno degli snack preferiti sia dai grandi che dai più piccoli. Il suo dolce sapore di cioccolato al latte ci ha conquistati completamente, e ogni volta che lo mangiamo ci rilassiamo davvero. Quanti di noi aspettano la Pasqua solo per assaporare l’uovo Kinder nella sua versione gigante? Un morso dopo l’altro, ci troviamo sempre divisi tra il desiderio di mantenere la linea ed il piacere di concederci qualcosa di goloso. D’altronde, non si è mai troppo grandi (né troppo a dieta) per godersi un buon pezzettino di cioccolato, questo è certo!
Mentre per gli adulti la parte più allettante è il cioccolato, per i bambini ciò che rende l’ovetto speciale sono le sorpresine racchiuse nel classico bussolotto. Vi siete mai chiesti perché è stato scelto proprio questo vivace colore giallo?
La decisione di usare questo colore è frutto del caso oppure di una scelta intelligente? Secondo alcune fonti, una signora ha svelato su un forum il vero motivo: il giallo dei contenitori rappresenta il tuorlo dell’uovo!
Eh già, come abbiamo fatto a non pensarci prima? L’ovetto Kinder ricorda perfettamente un uovo di gallina, quindi aveva senso riprodurre anche ciò che c’è dentro. Il cioccolato al latte fa da guscio, la parte bianca rappresenta l’albume e… il contenitore della sorpresa è ovviamente il tuorlo!
Ecco svelato il mistero, rimasto irrisolto per decenni. È davvero sorprendente come spesso i significati più geniali si trovino nelle cose più semplici. Lo avevate mai pensato o lo sapevate già?
Fonte: Sai perché il contenitore della sorpresa dell’ovetto Kinder è giallo? – Roba da donne.
Migliaia di bussolotti degli ovetti di cioccolata sia Kinder che di altre marche sono finiti su una spiaggia in Germania dopo un naufragio.
Il 6 gennaio 2017, la Befana è arrivata dal mare per i bambini di Langeoog, una piccola isola affacciata sulla costa nord della Germania. Migliaia di capsule colorate, quelle tipiche degli ovetti con la sorpresa, hanno invaso le spiagge di quest’isola, spazzata dal vento del Mare del Nord. Per i bambini, invitati a dare una mano nella raccolta, è stata una sorpresa davvero inaspettata e divertente. Una vera e propria Epifania!.
A Langeoog la sorpresa non si è, peró, fermata alle capsule degli ovetti. Poco dopo, infatti, il mare ha iniziato a restituire anche pezzi Lego, lasciando gli abitanti ancora più stupiti.
Sulle spiagge dell’isola di Langeoog, parte dell’Arcipelago delle Frisone Orientali nel nord della Germania, sono comparsi all’improvviso migliaia di involucri colorati contenenti, con grande stupore, i celebri giochini degli ovetti, amatissimi dai più piccoli. Alcuni di questi gusci galleggiavano ancora tra le onde, altri erano già stati trasportati a riva, attirando la curiosità degli abitanti che, al risveglio nella mattinata dell’Epifania, si sono trovati davanti a uno spettacolo davvero insolito.
Sembravano scene uscite da un sogno di bambino, come se nella notte della Befana una gigantesca calza piena di ovetti si sia rovesciata dal cielo, facendo piovere migliaia di sorpresine sulla spiaggia. Bastava scavare nella sabbia per scoprire mostriciattoli, pupazzetti, piccoli animali e macchinine, sparsi in ogni angolo come coriandoli.
Il mistero é stato presto svelato. A causa del passaggio della tempesta Axel al largo dell’isola, la nave cargo danese “Munkebo Maersk”, che trasportava le sorprese, ha perso alcuni container e con essi il loro contenuto. I contenitori delle sorprese sono stati sparsi lungo la spiaggia, suscitando l’entusiasmo non solo dei bambini, ma anche degli adulti, che non hanno perso tempo a munirsi di carrettini e carriole per raccoglierli e portarli a casa.
I bussolotti contenenti le sorpresine, destinati inizialmente a uno stabilimento in Russia o in un Paese dell’Europa dell’Est, hanno finito per arrivare direttamente nelle mani di chi li apprezza di più: i bambini. Una volta chiarita la provenienza del curioso carico, il sindaco di Langeoog ha dato il via libera alla raccolta in spiaggia, trasformando l’evento in una vera e propria caccia al tesoro per tutta la comunità.
Di sicuro, i bambini di Langeoog non dimenticheranno mai questo giorno in cui, poco dopo l’arrivo di Babbo Natale, anche il mare ha portato i suoi regali!
Fonte: Sorpresiamo – tutti i diritti sono riservati.
Nel 2025 Toblerone ha messo fine alla produzione ed é scattata la caccia all’ “Oro Nero”. I supermercati sono stati presi d’assalto per accaparrarsi le ultime scorte.
Finisce un’epoca per gli appassionati del cioccolato fondente: Toblerone, lo storico marchio svizzero famoso per la sua forma a triangolo, ha comunicato lo stop definitivo alla produzione della sua celebre tavoletta fondente. La notizia, arrivata all’improvviso, ha dato il via a un vero e proprio assalto agli scaffali dei supermercati, con molti consumatori decisi a fare scorta dell’ultima incarnazione di un’icona della tradizione dolciaria svizzera. Le ragioni ufficiali della scelta non sono ancora state chiarite, ma voci di corridoio parlano di un cambiamento nei gusti del pubblico, sempre più attratto da novità e sapori esotici, come dimostra il recente successo virale sui social del cosiddetto “Dubai Chocolate”.
Questo cambiamento nelle preferenze dei consumatori, insieme a possibili dinamiche di mercato e all’aumento dei costi delle materie prime, potrebbe aver reso la produzione del Toblerone fondente economicamente meno sostenibile.
La tavoletta di cioccolato fondente Toblerone, con la sua iconica forma ispirata al Cervino, ha incarnato per anni l’eccellenza e la tradizione della Svizzera. Ogni “cima” di cioccolato non era soltanto una porzione da gustare, ma anche un omaggio visivo al territorio da cui proveniva, rafforzando il legame tra il prodotto e le sue radici culturali. La sua ricetta distintiva, a base di cioccolato fondente, miele e granella di mandorle, ha conquistato generazioni di consumatori in tutto il mondo, affermandosi come un classico senza tempo tra le scorte dei negozi e nelle abitudini dei golosi. Oggi, però, questo simbolo comunica il suo l’addio, lasciando un senso di nostalgia tra chi vede sparire un piccolo ma significativo piacere quotidiano.
Il legame affettivo tra i consumatori e il Toblerone è profondo. I carrelli pieni di barrette testimoniano un addio sentito, quasi fosse il saluto a un compagno di vecchia data. Nonostante il dispiacere per la scomparsa di un prodotto iconico, resta viva la speranza che Toblerone possa, in futuro, tornare a sorprendere gli amanti del fondente con nuove proposte. Ci si augura magari una versione rivisitata della ricetta originale o l’introduzione di abbinamenti innovativi. Intanto, una cosa è certa: le ultime barrette sono andate a ruba, diventando piccoli tesori da assaporare lentamente, con un velo di malinconia.
Fonte: Cioccolato, il colosso svizzero chiude per sempre, è addio all’icona elvetica: ai supermercati ressa per le ultime scorte – Piemontetopnews.
L’ azienda, diventata un simbolo dell’eccellenza italiana, celebra il suo centenario. La prima cialda a lunga conservazione fu ideata per far fronte all’aumento della clientela la domenica, quando il fondatore, impegnato anche come calciatore, non poteva essere in pasticceria.
“Un miliardo e 50 milioni di confezioni vendute nel 2024: vale a dire che nel mondo una persona su otto, virtualmente, ha scartato un prodotto Loacker nell’ultimo anno”, Ulrich Zuenelli, presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda altoatesina, riassume così l’enorme successo raggiunto dal gruppo, che si prepara a festeggiare il suo centenario.
La storia dell’azienda inizia nel 1925, quando il pasticcere Alfons Loacker, dopo un diverbio con il suo datore di lavoro, decide di avviare una sua attività acquistando un negozio nel centro di Bolzano. Tuttavia, c’è un problema da risolvere: Alfons è anche un calciatore, centrocampista, e le partite si disputano nel weekend, proprio quando la domanda di dolci è maggiore. Così nasce l’idea di produrre un dolce che potesse conservare la sua freschezza nel tempo, permettendogli di non rinunciare al calcio. Il wafer si rivela il prodotto ideale. La piccola pasticceria, che all’inizio conta solo tre dipendenti, crea la prima “cialda di Bolzano”, che verrà poi venduta come snack in confezioni singole. Questo è l’inizio del successo che seguirà negli anni. Un altro momento fondamentale arriva nel 1958, quando la seconda generazione entra nell’azienda in forte espansione: Armin Loacker assume la responsabilità della produzione e, dieci anni dopo, viene affiancato dalla sorella Christine, che si occupa dell’amministrazione e della distribuzione.
Verso la fine degli anni ’60 viene introdotto un forno automatizzato per la produzione dei wafer, con un conseguente aumento esponenziale della produzione. Si avvia anche l’esportazione, facilitata dalla confezione “salva-freschezza”. Nel 1974, la produzione si trasferisce nella frazione di Auna di Sotto, sita nel comune di Renon, località montana in provincia di Bolzano, a mille metri di altitudine. Sebbene i tornanti che conducono al sito rendano complicati gli spostamenti, Armin Loacker crede fermamente che i prodotti di qualità si possano fare solo dove l’aria è più pulita. Nel 1984 arriva un’idea innovativa in ambito pubblicitario: gli Gnometti Loacker appaiono per la prima volta in uno spot televisivo, conquistando rapidamente la simpatia degli italiani. In quell’anno, la terza generazione entra in azienda: Andreas Loacker assume la responsabilità dell’intero reparto di sviluppo, mentre Ulrich Zuenelli guida la divisione vendite. Martin diventa presidente del Consiglio di Amministrazione. Alla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000, l’azienda inaugura il suo stabilimento a Heinfels, in Tirolo Orientale, Austria, e apre il primo Loacker Café.
Loacker raggiunge il traguardo del centenario con risultati che testimoniano una crescita continua: nel 2024 ha registrato un fatturato di 460 milioni di euro, è presente in 110 Paesi, detiene una quota di mercato mondiale del 4,5% (secondo Euromonitor International) e conta 1.175 dipendenti. Un’evoluzione straordinaria, considerando che agli inizi degli anni ’80 le esportazioni erano appena pari a mezzo milione di euro, mentre oggi ammontano a 255 milioni. Non mancano le sfide, come ammettono i vertici aziendali, la terza generazione di Loacker. “L’impennata del prezzo del cacao, schizzato da 2.200 a oltre 12.000 dollari prima di assestarsi su livelli più contenuti, impatterà sui prodotti ricoperti al cioccolato, che rappresentano il 35% del fatturato. Ma l’effetto sarà contenuto rispetto a competitor con prodotti composti al 100% da cioccolato”, rassicura Zuenelli. Nel frattempo, l’azienda guarda al futuro: Andreas Loacker, vicepresidente del consiglio di amministrazione, annuncia che nei prossimi due o tre anni sarà costruito un nuovo centro tecnologico per la ricerca e lo sviluppo ad Auna di Sotto, vicino alla sede centrale. Un investimento che punta sull’innovazione, che rappresenta uno dei pilastri della strategia aziendale di Loacker, insieme alla qualità delle materie prime ed alla sostenibilità.
Il centenario è stato anche l’occasione per presentare il nuovo slogan dell’azienda: “La bontà è una scelta ribelle”, che, secondo Yvonne Profanter, direttrice della comunicazione “celebra la capacità dell’azienda di fare scelte controcorrente senza compromessi sulla qualità”. Questa filosofia ha portato alla decisione di localizzare gli impianti produttivi oltre i 1.000 metri di altitudine, ad Auna di Sotto e Heinfels, nel Tirolo orientale, nonchè a sviluppare iniziative come i “noccioleti italiani”.
Da piccola pasticceria con soli tre dipendenti a leader globale nel settore dolciario, la storia di Loacker rappresenta un esempio emblematico di come innovazione, qualità e forte legame con il territorio possano dar vita a una crescita internazionale. Un modello che l’azienda intende continuare a seguire nei prossimi anni, concentrandosi su ricerca, sostenibilità e quella “bontà ribelle” che l’ha resa un simbolo di eccellenza del made in Italy nel mondo.
Fonte: Loacker compie 100 anni, dal wafer che dava il tempo al nonno di giocare a calcio agli gnomi: così la mini-pasticceria di Bolzano è diventata un colosso – Corriere del Trentino.
La Kinder Prima Crema comparsa per un breve lasso di tempo in alcuni supermercati di zone test italiane agli inizi degli anni ’90 rimane uno dei più grandi misteri legati al marchio Kinder-Ferrero.
All’inizio degli anni ’90, per un breve periodo, apparve in alcuni supermercati di zone test italiane accuratamente selezionate da Kinder-Ferrero, tra cui la città di Modugno, in provincia di Bari, sede di uno stabilimento Ferrero, una crema spalmabile in vaso di vetro da 1 kg con coperchio arancione scuro, quasi rosso. Ma non si trattava di una rivisitazione della più famosa crema spalmabile al mondo, la Nutella, bensì di una vera e propria nuova delizia, ribattezzata Kinder Prima Crema, da gustare e spalmare su tutto. In pochissimo tempo, questa crema mise seriamente a rischio la leadership incontrastata del prodotto di punta della casa Ferrero. Si trattava di una crema di colore marrone chiaro, dalla consistenza eccezionalmente fine e fondente, in cui l’equilibrio tra cioccolato e nocciola era perfetto, senza che nessuno dei due sapori prevalesse sull’altro, e con l’aggiunta di granella finissima di nocciola perfettamente amalgamata al composto. Il gusto ricordava molto il ripieno cremoso del Kinder Bueno o del Kinder Cioccolato.
Per quanto riguarda la registrazione del marchio, in Germania, tra il 1979 e il 1980, il marchio Kinder Prima Crema fu registrato per la prima volta presso l’ufficio brevetti dell’allora Repubblica Federale Tedesca.
Lo stesso brevetto venne registrato anche in Italia sette anni dopo, nel 1987, poco prima della sua distribuzione limitata nelle aree test, e rinnovato due volte: nel 1996 (con data di registrazione nel 1998) e nel 2006 (con data di registrazione nel 2010).
Questo significa che i diritti sul nome, sulla preparazione e sulla distribuzione del prodotto sono riservati a Kinder-Ferrero, anche se attualmente non è in commercio in nessun punto vendita.
Ma da cosa era composta la Kinder Prima Crema? Quali erano i suoi ingredienti? Gli ingredienti della Kinder Prima Crema erano: zucchero, nocciole (21%), grassi vegetali, latte scremato in polvere (10%), latte intero in polvere (6%), cacao magro (3,5%), emulsionante lecitina, aromi naturali, ed era prodotta nello stabilimento Kinder-Ferrero di Alba (CN).
Nel breve periodo in cui fu presente sul mercato, la Kinder Prima Crema andò letteralmente a ruba, conquistando i palati dei consumatori, anche i più esigenti. La Kinder-Ferrero, temendo che questa nuova crema spalmabile potesse offuscare l’eccellenza dell’azienda, la Nutella, decise, al termine del periodo di sperimentazione, di non destinarla alla grande distribuzione. Da allora, della Kinder Prima Crema non è rimasta alcuna traccia, se non nella memoria e nel gusto di coloro che, all’inizio degli anni ’90, hanno avuto la fortuna di assaggiarla.
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